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Tharros

Tharros

Sull’estremità meridionale della penisola del Sinis, a pochi chilometri da Oristano si trovano le rovine di Tharros, che costituiscono una sorta di compendio di storia antica della Sardegna e testimoniano la stratificazione di popoli e culture che nell’antichità popolarono l’area.
Un primo insediamento, un villaggio paleosardo, risale all’età del bronzo; le necropoli erano disposte ai lati dell’odierno paese di San Giovanni di Sinis e nei corredi funebri sono stati rinvenuti materiali importati dall’Etruria, dalla Grecia e dal Medio Oriente, oltre a splendidi gioielli frutto di uno sviluppato artigianato locale. La colonia fenicia fu fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. per la posizione strategica di questo sito rispetto alle rotte iberiche e tirreniche e al controllo delle coste del Sinis e dell’Oristanese. Dell’antico villaggio i coloni riutilizzarono a scopo difensivo l’antemurale che circondava le pendici settentrionali del colle, mentre fra i resti delle capanne posero il tofet, il santuario a cielo aperto proprio delle civiltà fenicia e punica. In epoca punica Tharros fu uno dei maggiori scali sulle rotte fra l’Africa e la Spagna, nonché importante centro artigianale: una produzione caratteristica di questo periodo furono i numerosi scarabei in diaspro verde che richiamano l’antico amuleto egizio. In epoca romana fu sistemata la rete viaria e sorsero nuovi quartieri residenziali, oltre ovviamente agli immancabili impianti termali. Dopo la conquista romana Tharros cominciò a decadere e fu abbandonata intorno all’anno Mille, forse in seguito alle incursioni dei pirati saraceni.

La Spiaggia di Tharros