
Per avere un’idea del variegato folclore sardo ecco gli appuntamenti considerati fra i più importanti e spettacolari. Spesso sono nati dall’unione di celebrazioni sacre e manifestazioni folcloristiche e alcuni offrono la possibilità di vedere in un’unica manifestazione costumi provenienti da tutta la Sardigna, oltre che ascoltare il ricco repertorio musicale caratterizzato dal suono di fisarmoniche e launeddas. Sono anche un’ottima occasione per assaggiare specialità altrimenti difficili da scovare altrove e in altri momenti dell’anno.
Festa di Sant’Efisio – Cagliari (1° maggio – 4 maggio): festa dedicata al santo cui i cagliaritani si erano rivolti per scongiurare la terribile pestilenza del 1675. Una processione parte il 1 maggio dal quartiere di Stampace con il simulacro e si conclude nella chiesetta di Nora a lui dedicata, da cui riparte il 4 maggio per tornare a Cagliari. Alla sfilata è possibile vedere costumi tipici da varie parti della Sardegna.

Cavalcata sarda – Sassari (penultima domenica di maggio): sfilata in costume dei gruppi folkloristici provenienti da tutta la Sardegna. La sfilata è seguita dall’esecuzione da parte di alcuni gruppi di pariglie e figure acrobatiche a cavallo. Al contrario della festa di Sant’Efisio e della festa del Redentore, la Cavalcata è una festa esclusivamente laica.
Sagra del Redentore – Nuoro (ultimo finesettimana di agosto): la festa ricorda la posa, nel 1900, della statua del Redentore sulla cima del Monte Ortobene e la successiva benedizione del monte. La festa è un grande spettacolo di folklore perché oltre alle manifestazioni religiose si tengono una grande sfilata di costumi sardi e, la sera, dei gran balli.
Setmana santa – Alghero: una serie di manifestazioni molto suggestive accompagnano la settimana di Pasqua, che culmina con la messa in dialetto algherese.
Lunissanti – Castelsardo (lunedì della Settimana Santa, prima di Pasqua): l’elemento di maggiore attrattiva sono i cori della Confraternita di Santa Croce, di tradizione plurisecolare, a cui si stanno dimostrando sempre più interessate le orecchie di molti musicologi in tutto il mondo. I protagonisti di queste celebrazioni indossano tuniche bianche, i 12 apostoli cantori hanno il volto scoperto, mentre i 10 apostoli silenziosi portano per tutta il cappuccio che lascia intravedere solo gli occhi, provocando una certa suggestione perché richiamano le atmosfere degli ancestrali cerimoniali di antichi ordini religiosi. L’effetto di gravità e solennità viene poi smorzato dalla compenetrazione nei canti di sacro e profano, perché è soprattutto un giorno di festa e di socialità.
Per chi capitasse in Sardegna a febbraio/marzo, potrà assistere ai festeggiamenti molto originali che in molti paesi e città vengono riservati al Carnevale:
Sartiglia – Oristano (ultima domenica e ultimo martedì di carnevale): è una spettacolare corsa equestre “all’anello”, in costume. Lasciata in eredità dai catalani, è considerata in Sardegna la più autentica nel suo genere.
Karrasegare – Bosa: il carnevale di Bosa è molto divertente e fantasioso: durante il giovedì grasso gruppi mascherati vanno di casa in casa cantando versi allegri e scanzonati e ricevendo in cambio cibo per le loro bisacce, con cui poi gozzovigliare per il cenone finale; segue poi il Sabato delle cantine, in cui i proprietari offrono a tutti i convenuti vini e piatti tipici locali, e infine il martedì grasso, il culmine dei festeggiamenti, quando i partecipanti si vestono a lutto tenendo in braccio una bambola che simboleggia il Carnevale abbandonato dalla madre e la sera si danno alla divertente caccia al Giolzi per poi concludere la festa si conclude con i balli e il falò dei fantocci del Carnevale.
Carnevali di Mamoiada, Ottana, Orotelli e Samugheo: sono fra i più belli della Sardegna e forse fra le manifestazioni pagane più suggestive di tutto il Mediterraneo. Ripropongono l’antico legame uomo/natura con riti propiziatori di fertilità e prosperità nel ritorno alla vita della natura e richiamano molto gli antichi rituali dionisiaci. Ognuno di questi carnevali ha le proprie maschere e i propri costumi (Mamuthones e Issohadores a Mamoiada, Thurpos a Orotelli, Boes e Merdules a Ottana, Mamutzones e Urtzu a Samugheo) ma tutte riproducono fondamentalmente la coppia animale/guardiano, o bue/contadino; i Mamuthones e i Boes portano attaccati alla schiena grosse sonagliere di campanacci il cui suono serve per esorcizzare le forze maligne della natura e allontanarne le forze avverse dalla comunità. La solennità dei movimenti lenti ma cadenzati che a volte sembrano danze, il mistero e la suggestione che solo feste di sapore così ancestrale riescono a esercitare rendono questi Carnevali delle feste davvero uniche.